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Cosa dice la legge...

La Legge 11 novembre 1975 n. 584 “Divieto di fumare in determinati locali e sui mezzi di trasporto pubblico” è stata la prima norma nazionale sul divieto di fumo che ha identificato luoghi specifici in cui fosse vietato fumare, tra i quali le corsie degli ospedali, le aule scolastiche, i cinema, le sale da ballo.

La Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri “Divieto di fumo in determinati locali della pubblica amministrazione o dei gestori di servizi pubblici”, del 14 dicembre 1995, ha esteso il divieto di fumo ai locali aperti al pubblico, utilizzati dalle Amministrazioni, dalle aziende pubbliche e dai privati esercenti servizi pubblici.

Con l’art. 52, comma 20, della Legge 28 dicembre 2001, n. 448 (finanziaria 2002) è stato modificato l’art. 7 della Legge 584/1975, aumentando le sanzioni previste per la violazione del divieto di fumo e, soprattutto, stabilendo che la misura della sanzione sia raddoppiata qualora la violazione sia commessa in presenza di una donna in evidente stato di gravidanza o in presenza di lattanti o bambini fino a 12 anni. Per la prima volta compare, dunque, nella normativa un’attenzione specifica a gruppi di popolazione particolarmente esposti al danno alla salute dovuto al fumo passivo.

legge.jpgLa Legge 16 gennaio 2003, n. 3, art. 51 ”Tutela della salute dei non fumatori” ha rappresentato la fase conclusiva di un processo che ha reso il nostro uno dei primi paesi europei ad attuare una politica per ambienti “smoke free” completa. La legge, pur consentendo la possibilità di adibire locali riservati ai fumatori ed adeguatamente ventilati, di fatto estende a tutti i luoghi chiusi, con la sola eccezione delle eventuali sale fumatori e delle abitazioni private, il divieto di fumo, ampliando il concetto di tutela a tutta la popolazione e non solo a determinate categorie (fruitori di un servizio, lavoratori, ecc.): “non fumare” rappresenta, pertanto, la regola e “fumare”, invece, l’eccezione riservata a poche situazioni.

Un altro passo importante rispetto alla tutela dei non fumatori è stato il D. lgs. n. 6 del 2016 entrato in vigore il 2 febbraio 2016. Alcune delle novità introdotte sono:
  • l'introduzione sulle confezioni di sigarette, tabacco da arrotolare e tabacco per pipa ad acqua delle “avvertenze combinate” relative alla salute (testo, fotografia a colori e numero del telefono verde contro il fumo 800.554.088);
  • l'abolizione dei pacchetti da 10 sigarette e delle confezioni di tabacco da arrotolare contenenti meno di 30 grammi di tabacco.
Inoltre, il D. lgs. n. 6 del 2016 ha introdotto nuove disposizioni e obblighi tra cui:
  • divieto di vendita ai minori dei prodotti  del tabacco di nuova generazione;
  • divieto di fumo in autoveicoli in presenza di minori e donne in gravidanza;
  • divieto di fumo nelle pertinenze esterne degli ospedali e degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) pediatrici, nonché nelle pertinenze esterne dei singoli reparti pediatrici, ginecologici, di ostetricia e neonatologia;
  • inasprimento delle sanzioni per la vendita e somministrazione di prodotti del tabacco, sigarette elettroniche e prodotti di nuova generazione ai minori.


LA REGOLAMENTAZIONE DELLA PUBBLICITÀ

La Legge 22 febbraio 1983 n. 52 vieta la propaganda pubblicitaria di qualsiasi prodotto da fumo, nazionale od estero. La normativa vigente (D.M. 30 novembre 1991 n. 425, in attuazione della Direttiva CEE 89/552), inoltre, vieta la pubblicità televisiva delle sigarette e di ogni altro prodotto del tabacco, anche se effettuata in forma indiretta.


ULTERIORI LEGGI DI CONTRASTO AL FUMO

Fin dal 1934, il Regio Decreto n. 2316, “Testo unico delle leggi sulla protezione e l’assistenza della maternità e dell’infanzia”, stabilisce, all’art. 25, il divieto di vendita e somministrazione di tabacco ai minori di 16 anni. Lo stesso articolo vieta ai minori di 16 anni di fumare in luogo pubblico.
Nel nostro Paese sono puniti sia la vendita sia l’acquisto dei prodotti di contrabbando; le ditte produttrici, inoltre, vengono considerate responsabili della destinazione del prodotto, il quale deve essere identificabile attraverso un sistema di riconoscimento. La normativa di riferimento è costituita dalla Legge 18 gennaio 1994, n. 50 e dalla Legge 19 marzo 2001, n. 92 “Modifiche alla normativa concernente la repressione del contrabbando dei tabacchi lavorati”. 
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